SOLDATI

E’ passato appena un mese dalla riapertura delle scuole e ancora sembra che il problema principale, ciò che impedisca di tenere a bada questo cavolo di virus, siano le scuole, sarà, ma a me non pare, e parlo per esperienza personale…Dopo un’estate in cui sembrava che nulla fosse successo nei mesi precedenti, finalmente era giunto il momento di tornare a scuola, certo, non è stato un rientro “normale”, la scuola delle mie figlie aveva preventivamente fornito tabelle in cui cercare la propria classe, l’orario di entrata e il corrispondente accesso di ingresso, nonché la mappa dell’edificio scolastico in cui venivano segnalate le aule di appartenenza alle classi e i relativi corridoi e gli ingressi da seguire per accedervi e i bagni assegnati alle singole classi, seguivano circolari di raccomandazioni, regole igieniche, regolamenti interni che contemplano anche le modalità con cui arrivare a scuola: tenere la mascherina anche nel tragitto casa-scuola sia per chi arrivi in auto che per quelli che giungono con mezzi a due ruote, tale mascherina, appena giunti a scuola, deve poi essere depositata in un sacchetto e l’alunno deve indossare subito la mascherina chirurgica distribuita dall’istituto scolastico. Nessuna citazione, raccomandazione, regola o altro per chi arriva a scuola con mezzi pubblici. Ammetto che l’autobus è poco utilizzato per arrivare a questa scuola, in molti hanno la macchinina, lo scooter o un genitore che fa da autista proprio perché non ci sono autobus che portino fin li (ne esiste solo uno che parte alle sette del mattino, ma che non passa dalla zona in cui abito, dovrei portare le figlie alla fermata che dista da casa circa gli stessi chilometri che devo percorrere per portarle a scuola), è da anni che noi genitori residenti verso mare chiediamo la possibilità di avere un autobus verso e da il paese limitrofo in cui sorge la scuola, ma niente, ci hanno sempre risposto che non è conveniente, ma un dubbio mi ha sempre assalito: ho frequentato anche io la stessa scuola, mi sono sempre avvalsa dei mezzi pubblici per arrivarci, mezzi che coprivano tutte le zone anche se noi studenti eravamo pochini, sicuramente meno degli studenti di oggi, sarà che il passare del tempo abbia fatto passare la scuola all’ultimo posto delle istituzioni necessarie per poterci definire una società civile? Ma vabbè…

Prima settimana di scuola: porto diciassettenne alle 9, sedicenne alle 10, riprendo diciassettenne alle 11 e sedicenne alle 12 ( ogni anno, fino a ottobre, gli orari sono dimezzati perché ancora non sono stati nominati gli insegnati, ogni anno, ripeto, ogni anno…ma l’arte di imparare dagli errori?), questo per i primi quattro giorni perché, all’alba del quinto giorno la sedicenne mi dice di non stare bene e il termometro dichiara un allarmante 37,5, proprio la temperatura per cui scatta l’allarme virus. Tengo a casa sedicenne febbricitante e diciassettenne protestante ( ha paura di perdere ore di lezioni vitali perché ha l’ansia da esame di maturità), come da regolamento, chiamo il mio medico di base, mi chiede i sintomi, che sono solo febbre e stanchezza, mentre parla al telefono con me fa subito richiesta per tampone e, nel giro di qualche ora, ottengo l’appuntamento per il tampone nel drive in per il giorno dopo. Nel frattempo, sempre come da regolamento, la sedicenne viene confinata in camera sua, fortunatamente ha il secondo bagno vicino, la diciassettenne si barda con doppia mascherina e guanti ancora brontolando ma questa volta perché, secondo lei, io e sua sorella siamo soggetti che sicuramente si ammaleranno gravemente e lei dovrà gestirci ma quest’anno non può permettersi distrazioni perché, ribadisce per la milionesima volta, ha la maturità…io comunque sto bene, la sedicenne meno, mi manda messaggi vocali implorandomi di andare da lei, sta male e vuole la mamma, la diciassettenne si piazza davanti alla porta di camera della sorella impedendomi di entrarvi, dice che le regole sono ferree; intanto la febbre sale, salgono anche le richieste della sedicenne: fazzoletti, acqua, succo, cracker, biscotti, qualcosa per il mal di gola, tachipirina, acetone, acetone????? “Mamma, mica posso stare con lo smalto rovinato??” Eh già…finalmente arriva il momento del tampone in macchina, io l’accompagno bardata di tutto ciò che può tenere a distanza qualsiasi cosa voglia avvicinarsi a me, guido con tutti i finestrini aperti, tanto la figlia la febbre ce l’ha già, tutto procede, nessuna coda, nessuna attesa, la sedicenne piazza il suo cellulare in posto strategico, a mia insaputa, e si fa il video del suo tamponamento, giusto per aggiornare le amiche.Torniamo a casa e lei torna ai suoi arresti domiciliari in camera, le vengono serviti i pasti dalla sorella che si affaccia in camera sua con il suo solito doppio strato di mascherine e doppio strato di guanti. Il lunedì mattina all’alba arriva l’esito: negativo. Finalmente torno a fare la mamma e vado subito a coccolarmi la malata. La diciassettenne torna a scuola, le quinte e le prime fanno didattica completamente in presenza, la sua ansia è sistemata, le altre classi vengono suddivise in quattro gruppi che, a rotazione, seguiranno le lezioni a distanza per una settimana, la sedicenne, forse complice il febbrone ancora in corso, chiede di seguire comunque le tre misere ore di lezione on line, insieme al gruppo di turno, l’insegnate però si oppone alla sua presenza da remoto, le dice che per seguire deve essere in presenza e che, se sta male per andare a scuola, allora deve essere assente e, nonostante la ragazza rimanga collegata per partecipare alle lezioni, la segna assente; nel frattempo vengo contattata dalla segretaria della preside avvisandomi che sono arrivate voci sulla possibile positività di mia figlia, le spiego che non si tratta di covid ma mi chiede di inviare comunque una mail alla preside, per tranquillizzarla, allegando anche il risultato del tampone. Arriva mercoledì, la sedicenne ha ancora la febbre alta ma è anche il giorno in cui scatta il suo turno di didattica a distanza e, anche se rimbambita, segue per evitare l’assenza che però è costretta a fare il giorno in cui la porto a fare le analisi del sangue.

Mononucleosi. La signorina si è presa la famigerata malattia del bacio ma non voglio sapere dove e quando. Intanto i giorni passano, la ragazza sta meglio, vuole tornare a scuola, scalpita e protesta per andare a scuola?? Intanto i ritmi scolastici riprendono la normalità e da ottobre si ricomincia con le sei ore di lezioni quotidiane, ma gli ingressi e le uscite sono scaglionate, alcune classi entrano alle 7.45, altre alle 7.55, altre alle 8.05, quindi: ne porto a scuola due, una esce dall’auto dieci minuti prima dell’altra, l’altra sta in macchina a protestare per 10 minuti, all’uscita sale in macchina quella che ne era uscita per prima e se ne sta a protestare per tutto il tempo dell’attesa dell’uscita della sorella. Brontolano ma son solo 10 minuti…Intanto la loro scuola funziona, sono talmente attenti che la diciassettenne viene messa in aula covid, per i suoi soliti dolori mestruali, in attesa che la vada a prendere; mi sembra che, in questo momento, la scuola sia il posto più sicuro dove mandare i propri figli: la mascherina la tengono anche in classe, nonostante ci siano le distanze tra banco e banco, le ricreazioni vengono scaglionate come per gli ingressi e le uscite, su due ricreazioni una deve essere passata in aula e l’altra in giardino ( tempo permettendo) o in corridoio, in entrambi i casi gli spazi sono suddivisi, ogni classe ha il suo spazio, delimitato come una scena del crimine, da strisce fosforescenti, l’insegnante di turno vigila il rispetto delle regole, l’insegnante della prima ora va a prendere la propria classe direttamente al cancello assegnato e quello dell’ultima ora accompagna la propria classe al cancello di uscita, controllano che tengano le mascherine finché sono nei pressi della scuola, insomma, gli insegnanti stanno facendo veramente di tutto per far si che la scuola funzioni e rimanga aperta, ogni tanto si sbagliano, viste le numerose campanelle che suonano ogni ora a seconda del turno di ingresso, a ogni turno di ricreazione, a ogni turno di uscita, però vigilano, redarguiscono, a ogni starnuto mandano l’alunno in aula covid e scatta la procedura, si, c’è anche l’insegnante un po’ svanita che dice ai ragazzi di poter abbassare la mascherina quando hanno bisogno di tossire, ma meno male che i ragazzi sanno che non si può fare e glielo ricordano. Giorno dopo giorno si sta instaurando un rapporto di complicità tra i ragazzi e i loro professori: si scambiano consigli su igienizzanti, dritte su gocce che impregnino la mascherina di antibatterico con odore balsamico per tollerare meglio le sei ore, cercano soluzioni geniali per non avere gli occhiali appannati, insomma, come sempre, ci si adegua a tutto, basta volerlo.

Non so se questa sia la scuola che troviamo in ogni parte d’Italia, io penso e spero di si, allora perché, appena salgono i contagi, si chiede subito la chiusura delle scuole? Il problema sono i mezzi di trasporto? Blocchiamo i mezzi pubblici o cerchiamo una soluzione al problema? Mi sembra ovvia la risposta, ma la soluzione deve riguardare prettamente l’organizzazione dei mezzi non deve andare a creare un altro problema come la chiusura delle scuole, è come se per mettere una toppa a un vestito ne creassi un’altra solo per prendere altra stoffa, il buco si copre da una parte ma si crea da un’altra. Non togliamo ai ragazzi la scuola, nemmeno azzardiamoci a fare distinzioni tra chi potrebbe seguire solo a distanza, perché le ultime classi delle scuole superiori dovrebbero stare a casa e le altre no? C’è chi si appella al fatto che più sono grandi i ragazzi più si assembrano la sera, sarà, ma io vedo assembramenti anche di adulti, assembramenti di pre adolescenti di giorno, assembramenti di chiunque voglia fregasene delle regole. Ogni classe di ogni grado di scuola è un’esperienza di crescita per i nostri figli, loro hanno voglia di andare a scuola e già questo ci dà la misura per valutare il problema perché aver voglia di andare a scuola non è normale alla loro età, devono quindi tornare alla loro normalità, anche se con regole severe, devono tornare a non avere voglia di andare a scuola perché ne sono sazi. Il problema non è a scuola, è fuori dalla scuola.

Gli studenti sono oggi come soldati: li dotiamo di armi (mascherine), partono per il loro fronte con zaini pieni di libri, speranze e gel igienizzante, ubbidiscono alle regole, sottostanno a ordini, difendono il nostro e il loro futuro, si adattano a situazioni difficili, alcuni lo fanno con orgoglio e coscienza, altri per una sorta di “chiamata alle armi” a cui non possono sottrarsi, purtroppo, fuori dalla scuola, diventano un esercito senza comandante, senza controllo, ma si preferisce lasciarli allo stato brado, chiudendo le scuole, per risolvere il problema dei trasporti… E se li munissimo di paracadute e li lanciassimo dall’alto ciascuno sopra la propria scuola? Sono soldati e i soldati fanno anche questo…

SI STA COME

D’AUTUNNO

SUGLI ALBERI

LE FOGLIE

G.Ungaretti

2 Comments on “SOLDATI”

  1. l’emergenza covid ha portato il Governatore della mia Regione a chiudere le scuole ma dopo una vibrante protesta di genitori e insegnanti, sono stati graziati nidi e asili. La questione non finisce qui perchè nel frattempo è stato fatto un ricorso al Tar che ha acquisito tutti i dati epidemilogici.
    Dovremo attendere il 31 ottobre per eventuali dietrofront!

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    • La chiusura delle scuole dovrebbe essere l’ultima ratio, deve coincidere con un totale loco down, fatta così, come ha fatto il governatore della tua regione, non ha senso perché, se pensa che aiuti a ridurre i contagi non ha capito che è come una goccia nel mare…forza, ti auguro che le scuole campane riaprano presto!

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