(Di)mostra ciò che sei

Ieri sera, sempre accompagnata dalla mia cara e vecchia emicrania, ho guardato il programma della Bignardi, “L’ Assedio” sul canale 9, senza mettere troppo interesse ho ascoltato la canzone di una rapper milanese, a me sconosciuta ma nota alla quindicenne. Sinceramente non amo molto quel genere di musica, ma, costretta dalla figlia, ce l’ho nelle orecchie tutto il giorno, quindi forse parto già con un po’ di dente avvelenato, ma confesso che non ho proprio capito il senso dell’intervista. La cantante Myss Keta aveva il viso coperto da un pezzo di stoffa/lamè e mia figlia mi ha spiegato che è sempre a viso coperto, nessuno l’ha mai vista senza il suo bolerino parafaccia, ok, ho pensato, l’anonimato attira curiosità e fans, niente di strano visto che non è la prima, e non sarà certo l’ultima, a usare questo escamotage, ma l’immagine di mistero e curiosità sulla sua identità non collimava con quello che diceva. In sintesi, queste sono le sue affermazioni:

“È difficile stimarsi e accettarsi nelle proprie molteplicità. Penso di avere capito che una persona è molte cose, non esiste un solo aspetto, non esiste la persona che va in ufficio, che vive la famiglia, che esce la sera, che vede i suoi amici. Esistono tutti questi aspetti. Noi tutti siamo una moltitudine, e dobbiamo accettarci nella nostra moltitudine. Non è semplice, ma, una volta che riesci a fare questa operazione, è come se ti si liberasse il cervello. A un certo punto capisci che molti condizionamenti e molte gabbie che ti sei messa nel corso della tua vita in realtà te le sei posta tu stessa…L’accettazione di se stessi è il punto focale. Nel momento in cui ti accetti, includi.”

Insomma, il suo manifesto è cercare di convincere tutte le ragazze a essere se stesse al 100%…allora perché si nasconde? E’ fiera di essere se stessa, di accettarsi in tutte le sue molteplicità e perché lo fa dietro una maschera? Chi è fiero di essere se stesso non si nasconde, anzi, vuole mostrare quello che è senza problemi. Ho chiesto alla quindicenne cosa pensasse, esponendole le mie perplessità, e mi ha risposto con un “Mamma sei troppo vecchia per capire, se lei vuole nascondersi il viso a te cosa importa? E’ libera di fare quello che vuole, anche il nascondersi è indice di accettazione di se!”. Non lo so, a me non sembra, anzi mi sembra proprio un paradosso. Se la maschera ci ha sempre coperto, per comodità, per inclusione, per conformismo o per paura, quando ti liberi da tutto quello che ti imponeva di essere uno, nessuno e centomila, la maschera la butti, la bruci come le femministe bruciavano i reggiseni simbolo, per loro, di costrizioni sessiste ( poi le stesse, arrivate a una veneranda età, si sono accorte che il reggiseno non è costrizione, ma aiuto contro la legge di gravità…), insomma, fai della tua faccia il simbolo del manifesto che stai propagandando, no?

Sicuramente ognuno è libero di fare quello che vuole, sono la prima che difende la libertà in ogni campo, ognuno è libero di fare cazzate ( sempre che non vadano a ledere la libertà altrui), di cavalcare l’onda di un momento storico in cui l’apparire conta più dell’essere, ma non è come l’apparire degli anni ’80 in cui era una sorta di apparenza formale, ben catalogata in specie e sottospecie, qui si parla di un apparire caotico, senza identificazioni in categorie, basta apparire, avere like, followers, twittate con il proprio nome seguite dal cancelletto ( che cavolo, fino a che non è spuntato twitter è sempre stato chiamato cancelletto, ora non si può, perché deve assumere nuova identità anche lui?). Non sto dando un giudizio da vecchia nostalgica del tipo “Ai miei tempi era meglio”, “Una volta si che esistevano gli ideali” o peggio “Si stava meglio quando si stava peggio” perché altrimenti potrei concludere la mia elucubrazione con un bel “Non esistono più le mezze stagioni” ( e ho una gran paura che Greta mi attaccherebbe un pippone per spiegarmene il motivo), cerco solo di capire cosa significhi essere se stessi, lontano da riflettori e social.

La puntata è proseguita con una fantastica Michela Murgia, che ha dimostrato quanta forza c’è dietro a una donna e ha affondato il coltello, spero, per svegliare molte menti assopite e intorpidite dalla comodità di pensieri pigri, ma è stata con la successiva intervista al sindaco di un paesino pavese che ho avuto risposta alle mie domande: lui è se stesso, ha lottato per esserlo e non si è nascosto dietro drappi colorati, ci ha messo la faccia, una faccia che è rassicurante e ispira fiducia, a tal punto che tutto il suo paese ha votato per lui, vecchi, giovani, followers o no, sono stati tutti d’accordo nel consegnare l’amministrazione del paese nelle sue mani, nelle mani di un uomo che si chiama Gianmarco Negri: https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=_1LUrEaQhdI ecco, questo uomo è se stesso al 100%. Senza filtri televisivi, con coraggio e sensibilità, questo è il messaggio che spero che mia figlia abbia percepito nel guardare la trasmissione con me, anche se la sua attenzione era più verso le schermo del telefono e i messaggi che le arrivavano per organizzare la serata in discoteca di stasera.

L’emicrania mi ha distrutta a tal punto che mi sono addormentata (finalmente) e ho perso il resto della puntata, stamani però mi sono svegliata con la testa leggera, voglia di fare mille cose e la mano gonfia e dolorante ( non posso pretendere la perfezione), nella mente avevo ancora ben chiare alcune frasi della Murgia e del sindaco Negri e ho sorriso a me stessa, con beatitudine, perché è così che mi fanno sentire le belle persone. In questo momento il sorriso e la beatitudine sono scappati all’estero: ho cinque adolescenti che si stanno preparando per la serata in discoteca, la camera della quindicenne sembra “Il salone delle meraviglie”, la musica è assordante ma le loro urla la sovrastano, si truccano, cantano, ridono e twerkano, ahimè, si, twerkano pure bene e la quindicenne sembra che sia nata per farlo…ognuno vuole mostrare il meglio di sé: chi la faccia, chi il sedere, chi il cervello e chi ci lascia immaginare cosa potrebbe essere il meglio di se!

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