A testa china

A testa china, anche se da due giorni mi scoppia, come se avessi un martello pneumatico dentro, a testa china per non inciampare, per osservare da un altro punto di vista, per volare basso, a testa china per ammettere errori, colpe, distrazioni e chiedere scusa. Non è poi così difficile.

Ieri avevo febbre, emicrania e dolori in ogni dove, ma anche la riunione scolastica annuale, quindi, accompagnata da un’amica, nonché madre di un compagno di classe della sedicenne, mi sono recata a scuola delle figlie, già con un sentore di ansia visto che la mattina avevo ricevuto una chiamata dalla segreteria in cui mi si avvisava che un’insegnante della quindicenne mi aspettava il giorno dopo per un colloquio. Benché la mia mole potrebbe consentirlo, non sono ancora riuscita nell’intento di sdoppiarmi, quindi, visto che ogni classe aveva la sua riunione alla stessa ora, vigliaccamente mi sono recata nella classe della sedicenne, avvisando che sarei andata in quella della quindicenne il prima possibile. Eravamo in quattro più l’insegnante, come sempre, ed è stato rapido e indolore, anche perché le problematiche della classe sono sempre le stesse da quattro anni ormai, ma, sempre da quattro anni, i genitori che dovrebbero prendere coscienza della situazione, e rendersi conto che nessuno ancora è riuscito a partorire il figlio perfetto, eludono, svaniscono, diventano entità sovrannaturali di cui si conosce il nome ma non l’immagine. Vabbè. Corro verso l’altra aula ( per fortuna quest’anno sono nel medesimo piano, una in cima e una in fondo al corridoio, ma la falcata almeno è lineare e rapida, lo scorso anno le scale mi avevano fatto arrivare stravolta, sudata e accaldata, un bel figurino di madre), chiedo permesso ed entro. Qui la situazione è diversa, le mamme sono più numerose ma anche stizzite e immusonite. Mi siedo, ascolto le ultime raccomandazioni dell’insegnante e, quando la riunione finisce, chiedo al genitore che ho dietro cosa era stato detto prima del mio arrivo. Mi viene spiegato che hanno fatto presente che c’è un gruppetto di tre alunni che disturba le lezioni, i tre moschettieri chiacchierano, ridono, non rispettano la concentrazione di chi è interrogato e creano in classe un caos tale che gli insegnanti tendono a dare dei compiti in più per punizione, a tutti “azzerando così la meritocrazia”( testuali parole della genitrice stizzita). Visto che la matematica è il mio mestiere, faccio due più due e la somma tra la convocazione per il giorno dopo e le lamentele per il gruppetto mi dà un risultato di assoluta colpevolezza della quindicenne. Alcune mamme, che mi avevano chiesto in prestito la penna, sembravano più disposte al sorriso ma quando, nel restituirmela, mi hanno chiesto di chi fossi genitore, alla mia risposta si sono stizzite e ammutolite. Capo chino. Torno a casa, chiedo spiegazioni alla quindicenne, con il martello nella testa che non va un attimo in pausa, lei fa la faccia stupita, si, ammette di chiacchierare, ammette di ridere, ogni tanto, ma giura di essere una studentessa attenta ed educata, semmai la sua amica, non più del cuore ma di merende si, è più agitata e impertinente. Scommetto che l’amica avrà detto le stesse cose alla madre, ognuna si para le chiappe e io non sono nata ieri, purtroppo, per non capirlo. Mi parte l’embolo, minaccio la dipartita del telefono e, soprattutto l’attesa uscita in discoteca per giovedì sera, ma lei discute, apre dibattiti che io non riesco a gestire perché il martello pneumatico ha deciso di aumentare il ritmo di lavoro.

Stamani, a testa china, sono andata al colloquio con l’insegnante che mi ha confermato l’esatta soluzione della somma che avevo fatto il giorno prima. Le hanno pure buttate fuori dall’aula un paio di volte, i genitori degli altri alunni si stanno lamentando e vorrebbero una punizione esemplare, si, l’amica è la mente, quella che cerca di trascinare mia figlia, quindi, a detta dell’insegnante, basterebbe che prendesse coscienza e amor proprio per togliersi il vello da pecora, ma io sono peggio dell’insegnante, non dò attenuanti alla quindicenne perché credo che abbia un’età tale da poter scegliere se essere pecora o meno, da capire le conseguenze del proprio comportamento, quindi chiedo che vengano divise e messe il più lontano possibile l’una dall’altra, prometto che a casa mi impegnerò nel farle capire che il suo atteggiamento è sbagliato e chiedo all’insegnante che, se dovessero capitare altri episodi di disturbo delle lezioni, non abbia remore a impartire un’adeguata punizione. La professoressa è sollevata, si aspettava un genitore pronto a difendere la figlia a spada tratta, a colpi di denunce e minacce ( vuol dire che ormai questo è diventato il normale comportamento? ), ma ha davanti una genitrice comprensiva e collaborativa, quindi è meno titubante nell’avvisarmi che, al prossimo richiamo, la punizione è già stata decisa: sospensione con obbligo di frequenza e un bel cinque in condotta. Deglutisco, il martello pneumatico ha ricominciato il suo bel turno di lavoro, mi sento l’occhio che balla, ma, impavida, rincaro la dose e suggerisco che la sospensione non sia con obbligo di frequenza scolastica ma con obbligo di servizi sociali in un ricovero per anziani.

A testa china, ogni tanto dobbiamo guardare a terra, chiedere scusa ma con la consapevolezza di aver davvero qualcosa di cui scusarsi, io, sicuramente, ho abbassato troppo la guardia con la quindicenne e devo cominciare a essere una madre più presente ( ma non pressante) nella sua vita scolastica, spiegarle cosa significhi studiare, cosa significhi il rispetto per il prossimo e darle una ripassata di regole di educazione, ma un bagno di umiltà farebbe bene anche a quei genitori che si lamentano di tutto e tutti, quelli che considerano i figli infallibili, quelli che danno sempre la colpa agli altri per le proprie carenze o errori. Insegniamo ai nostri figli che si, è bello essere baciati dal sole a testa alta, ma guardare in basso ogni tanto ci riporta alla realtà, guardiamo dove camminiamo e, soprattutto, se stiamo calpestando qualcuno o qualcosa.

E il terzo moschettiere? E’ un maschio, adolescente e con gli ormoni impazziti, quindi va dietro alla figa, ma in questo caso sarebbe meglio dire alle fighe!

10 Comments on “A testa china”

  1. Ho fatto il rappresentate di classe e di istituto dalle elementari alle superiori, in realtà i genitori di quelli che facevano casino non si sono mai visti.
    Io credo nel dialogo, dovresti parlare anche con i genitori dell’altra ragazzina .
    Spero che il mal di testa ti sia passato.

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  2. mi meraviglia che l’insegnante non avesse ancora preso di sua iniziativa la decisione di dividerle e abbia avuto bisogno dell’imbeccata tua. Comunque il tuo atteggiamento di madre che non difende aprioristicamente la figlia (quando ha torto!) è molto apprezzabile e va contro l’andazzo dei genitori che attaccano comunque l’insegnante.
    e allora l’umiltà della testa china si avvicina molto alla dignità della testa alta.
    ml

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