L’età dell’apparenza

Oggi la quindicenne è uscita senza telefono, non perché lo abbia dimenticato, ma perché suo padre le ha imposto qualche ora di stacco dall’aggeggio infernale e lei ha scelto le ore in cui esce con le amiche: così suo padre è felice perché pensa che lei accetti le sue regole e lei è ancor più felice perché ha gabbato il padre facendo finta di accettare le regole ( rientrerà a casa e l’aggeggio infernale ritornerà a incollarsi alla sua mano per continuare le infinite conversazioni con le amiche…) e vissero tutti felici e contenti! Quando è fuori lo usa meno, sicuramente solo per chiamarmi e implorarmi di andarla a prendere, o di poter rimanere ancora un po’ fuori, o di poter cenare dall’amica, o di poter portare l’amica a cena qui, insomma, fuori casa il cazzeggio telefonico viene messo in standby. Così accanto a me ho il suo strumento del potere, acceso ma inaccessibile da ogni tipo ti password provata, con schermo ridotto a una ragnatela, dagli urti della sua vita, che ogni tanto si accende mostrando notifiche varie, di messaggi, di avvisi, notifiche di notifiche, scadenze di avvisi, dirette instagram, gruppi attivi e in vena di attivarsi, insomma, un vero e proprio concerto di suonerie visto che, la quindicenne, differenzia i suoni a seconda di chi manda cosa e, soprattutto, ha il vizio di dare a tutti i componenti della sua rubrica un nomignolo seguito da immagine ridicola o ritoccata per renderla tale. Ieri mattina è uscita con le amiche per cambiare una maglia e, dopo un po’, sua sorella, avendo bisogno di un’informazione, l’ha chiamata al telefono, io ero nelle vicinanze e mi sono alquanto stupita che il linguaggio usato non fosse il solito, anzi, la sedicenne sembrava gentile e pacata, ha pure ringraziato a fine telefonata, per poi mettersi a ridere una volta riattaccata la conversazione: la quindicenne aveva dimenticato il telefono in un negozio di una nota catena di prodotti per il make-up e la gentilissima commessa ha risposto alla telefonata, così come ha risposto a tante altre telefonate che sono arrivate mentre il telefono era li, quindi era ilare molto ilare nell’avvisarci che aveva chiamato anche Spazzoletta, Mocio in menopausa, Troione, Montone, Lagna, Vodka e pure Papi o Papozze. Io, nella sua rubrica, sono “La mami” e ho l’immagine del suo piede che ricopre la mia faccia, sua sorella è stata catalogata con foto rubata in un suo momento di intimità digestiva e suo padre è stato photoshoppato rendendo la sua faccia tonda, liscia, rosea, come un didietro.

Come predetto, in questo momento ho ricevuto una telefonata da un numero che non ho in rubrica: era la quindicenne che chiedeva chi andasse a prenderla e cosa avessi intenzione di fare per cena, ah, si è anche raccomandata di mettere il suo telefono in carica perché il momento del ricongiungimento sta per arrivare e deve aggiornare Spazzoletta, Mocio in menopausa e Vodka visto che non erano con lei.

Questa è l’adolescenza di oggi, tutto è fake, anche i nomi, le immagini e i contenuti, ma era meglio prima o è meglio adesso? Secondo me anche noi adulti, se avessimo avuto gli stessi strumenti e gli stessi contesti di oggi, avremmo fatto le medesime cose, cioè, l’adolescenza rimane pur sempre un’età critica, pesante e inquietante per chi non la vive direttamente ma la subisce indirettamente, a prescindere dall’epoca in cui si vive, rimane un’età in cui si ha voglia di crescere, di non pensare, di essere leggeri ma con dubbi pesanti per chi la vive direttamente, non cambiamo la parte emotiva di ciò che siamo; è un po’ come essere su una giostra che gira: a noi sembra di muoverci, ma in realtà siamo fermi, rimaniamo noi, è il mondo fuori che si muove, ma se lo fa troppo in fretta, però, rischiamo di cadere dalla vertigine che provoca il non riuscire a fermare ciò che ci appare davanti.

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5 commenti su “L’età dell’apparenza

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